
Diane Arbus diceva che "ci sono cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate". Parafrasando le sue parole, mi piace credere che “Vedere” vada oltre il guardare. È un gesto più profondo. È fermarsi, accorgersi e interrogarsi. In questa mostra non troverai solo immagini. Troverai luoghi che parlano, persone che non dicono, silenzi pieni di storie. Troverai qualcosa che forse non avevi mai visto anche se l’hai incontrato mille volte.
Cerco la pulizia delle forme. In una composizione armonica rimuovo gli elementi di distrazione per catturare l’essenza di un luogo, il carattere di una persona o le forme di un oggetto isolando la parte che mi emoziona.
Fotografo durante i miei viaggi, vicini e lontani, perché la bellezza sta ovunque la si cerchi, dietro casa come nel luogo più iconico del mondo; esplorare il bosco, il paesaggio nebbioso, una nuova città o le vie del proprio quartiere con la fotocamera in mano regala sempre belle emozioni, rilassa e stimola i sensi.
Spaziare dalla street photography al paesaggio, dalla fotografia di architettura alla macro, è un modo per restare sempre concentrati sulla ricerca del “segno” da convertire in “messaggio”.
Se poi ci sarà qualcuno che guardando una mia fotografia riuscirà a vedere qualcosa che neppure io ho visto, o ad immaginare qualcosa di diverso, allora avrà svolto la sua funzione poetica, regalando emozioni e riflessioni.
L'uso di tre immagini in sequenza, detto “trittico”, è stato molto utilizzato già nell’arte medievale e rinascimentale. Alcuni fotografi moderni hanno ripreso questa struttura narrativa per articolare storie complesse, combinare più prospettive e creare effetti visivi di grande impatto: Harry Callahan, Duane Michals e Martin Parr, hanno esplorato in questo modo tematiche di narrativa visiva, di sequenzialità e di contrasti; Joel Meyerowitz, se ne è servito per esplorare diversi aspetti della stessa scena urbana.
Personalmente, ho combinato la narrazione seriale (formata da due, tre o quattro immagini) con una fruizione intimista stampando le immagini in piccolo formato. La cornice e l’ampio passepartout fungono da cono visivo richiamando l’osservatore ad avvicinarsi ad ogni fotografia non fermandosi alla visione d’insieme.
1) Il Paesaggio…interiore
: le immagini di paesaggio rendono visibile la profondità dei luoghi, non semplicemente “belli” ma sentiti, letti emotivamente;
2) Fotografia di Architettura…lo spazio che parla:
linee, simmetrie, volumi che svelano la bellezza nascosta nelle forme costruite dall’uomo;
3) L’invisibile quotidiano…street:
la vita vera non urla; passa in sottofondo e scompare, ma la fotografia la trattiene;
4) Materia dell’immaginazione:
quando ciò che vediamo non è ciò che è; giochi di prospettiva, riflessi, ambiguità visive.